L’indomani capodanno la gente faceva la fila al Mac. Migliaia di auto, migliaia di cani con i padroni che alla fine non riesci a distinguere quale dei due sia il meno educato a cui corrisponda la responsabilità sulle proprie deiezioni. Tutti sordi. Tutti che non sanno niente del mondo di impegni, di notizie che girano, di consumo critico di equo e solidale, di ecologicamente corretto, diritti umani e degli animali persino, di link, di spread, di bot e cct. E perché dovrebbero? Hanno, anzi abbiamo, diritto a stare meglio e in fretta, nei pochi minuti che occorrono per consumare un pasto veloce. Tutte quelle cose che ci impegnano le ore e ci danno senso e amplificano il piacere della condivisione. Di quella vita che vorremmo, che ci pare giusto perseguire, in quanto portatori e generatori di pratiche buone e condivisibili. Noi. Non abbiamo saputo creare un’alternativa praticabile. Reale. Pare che l’abbiamo costruita per noi, fatta di saperi teorici, di informazione continua, di “vince chi sa di più”. La scusa, che poi è la verità, è sempre la stessa: l’impegno di vivere è troppo gravoso. Allora non si fa, ma si dice. La cultura sembra un miraggio lontano, di cui persino i suoi rappresentanti si lamentano, perché appare nebulosa e disattenta ai bisogni concreti, un bisogno del bello che rintuzza il dolore perpetuo della mancanza di felicità terrena. Prima devo vivere e poi tutto il resto, poi metto un rattoppo al mondo, sembra dirci questo rumore di sottofondo, quest’esplosione di botti incivile e disturbante. Questo mondo che è fuori di me e che mi chiama a vivere, pagare bollette, mettermi in fila, chiedere scusa, domandare favori e lavori, quest’inosservanza di regole, questa furbizia, questa lusinga continua di piaceri conclamati come possedere oggetti e soldi. Lasciatemelo fare, che altro mi stai proponendo? Ecco, cos’è. Bisognerebbe prima, mettersi d’accordo su cosa significa vivere. Non c’è, da parte di nessuno, un credersi depositario delle istanze del mondo. Qual è la buona vita, secondo te?
Se torno a Palermo è per scrivere, se me ne vado è per lo stesso motivo. In mezzo centinaia di omissioni sentimentali. Sono un’ansiosa, scrivo per documentare, tenere a mente, denunciare e autodenunciarmi, decidere, convincere, controllare e autocontrollarmi, avere pezze d’appoggio che possano sostanziare le mie invettive. Palermo entra nelle mie cose, anche quando sparisce, perché ci sentiamo, io e la città, con le spalle scoperte. Scrivo per attraversare emozioni che non sconfiggerò mai. Costruisco e restituisco altre vite attraverso frammenti della mia, come, per clonazione, gli scienziati creano organismi da brandelli di carne, in un’opera di svelamento e abilità, che, ogni volta, richiama l’attenzione come il lamento di un animale. A Palermo prendo appunti, mentre attraverso la città con i suoi mezzi pubblici elefantiaci, i marciapiedi sporchi e dissestati e penso: l’ultima cosa che serve a questo posto è un altro scrittore (o quantomeno se scrittore sia, che almeno utilizzi gli autobus). Invece, proprio perché non occorre, è una figura fondamentale. Qui mi sento moderna, una proletaria e ribelle, capace di imporre il suo punto di vista. Quando solo i nobili o i borghesi potevano dichiararsi intellettuali, qui ancora si fanno riferimenti classici e storici, senza sosta, come se occorresse mandare sempre a mente chi siamo per procedere: un passo avanti e due indietro. Scrivo, forse, perché mi riesce più congeniale trovare una risposta alla domanda “perché scrivi?”, rispetto a un’altra, più complessa: “ma perché non smetti di scrivere?”.
Daniela Gambino
Laboratorio pratico di scrittura creativa
Daniela Gambino conduce il corso Racconta! Scrivere per stare meglio (almeno un po’) e vi spiega: che le parole non sono solo parole. Che i dettagli non sono uno scherzo. Che scrivere è un allenamento alla consapevolezza. Che raccontare non è una soluzione, ma può essere un mezzo formidabile per esprimersi. Che sapere tutto questo può rendervi più sereni (ed esistono studi che lo provano).

Quanto dura: sei lezioni da due ore ciascuna. Da quando: il corso si attiva appena si raggiungono 7 partecipanti. Costa: 70 euro. Dove: circolo Nzocché, via Ettore Ximenes 95. Palermo
Ma chi è Daniela Gambino?
Ha scritto i romanzi: Cosa ti piace di me? (Castelvecchi) Bukowski e babbaluci (Ed. Interculturali) Abbi cura di te (Barbera) Palla di fuoco (Coppola ed.). I saggi: Macho Macho. Storie di maschi italiani (Castelvecchi) 10 gay che salvano l’Italia oggi (Laurana), Media: la versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia (Effequ). Le guide: 101 cose da fare in Sicilia, 101 storie sulla Sicilia che on ti hanno mai raccontato (Newton Compton). Il film doc: Storie di Resistenza quotidiana (srq.altervista.org).
Info 3288775341, danielagambino@gmail.com
Secondo degli studi americani scrivere fa bene, soprattutto imparare “a fare storie”, ordinare i pensieri e dare un nome alle cose. Anche scrivere per mezz’ora al giorno, si rivela quasi una terapia,capace di migliorare l’umore e perfino il sistema immunitario.
Misurarsi nella scrittura creativa che sia per sviluppare racconti e romanzi, approcciare il mondo editoriale, o trovare uno strumento per esprimere sensazioni, è da considerarsi comunque un’esperienza formativa di confronto con i propri stati d’animo.
Racconta! Non solo fornisce le conoscenze base per la stesura di un racconto o per cimentarsi in prove di narrativa, ma utilizza la scrittura creativa come momento di conoscenza e di ricerca del benessere.
Fra i moduli: incipit, sviluppo della trama, approfondimento dei personaggi, descrizione dell’ambiente, linguaggio, mantenimento della tensione narrativa. Cenni di editing e esercizi di scrittura.
Esercizi di scrittura, analisi e riscrittura partecipata e di lettura ragionata.Il corso è tenuto dalla scrittrice Daniela Gambino, autrice di narrativa, saggista e sceneggiatrice.
Il corso si attiva al raggiungimento di un minimo di 7 iscritti. Costa 70 euro, è suddiviso in sei lezioni. Gli orari e i giorni si accordano insieme ai partecipanti
Info danielagambino@gmail.com, 3288775341
di Lara Crinò
Li chiamano checche, finocchi, invertiti, busoni, ricchioni. Non possono avere una famiglia, sono discriminati sul lavoro e molti ancora devono nascondersi. Per la Giornata mondiale contro l’omofobia (17 maggio) esce un libro che con dieci storie che aiutano a pensare
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/froci-salvate-litalia/2151443/9
di Antonio Prudenzano da affaritialiani
Lo sbarco dei primi titoli in libreria è previsto per il prossimo 20 maggio. Parliamo di “Dieci!”, la nuova collana della piccola casa editrice indipendente milanese Laurana, nata da una costola del marchio Melampo (i primi libri di questa realtà fortemente voluta da Calogero Garlisi, l’amministratore delegato di Melampo, sono in libreria dallo scorso settembre, ndr). L’editor (e scrittore) Gabriele Dadati, anticipandone i contenuti ad Affaritaliani.it, premette che finora il bilancio per questa nuova esperienza editoriale è “molto positivo. L’accoglienza da parte della critica e dei colleghi è stata da subito generosa. E in questo 2011 sta anche crescendo in maniera significativa la nostra presenza in libreria”.
Ma veniamo a “Dieci!”, che arriva dopo “Rimmel”, la collana di narrativa italiana. “L’idea – ci spiega Dadati – è quella di selezionare dieci persone o cose o fatti o valori che ancora tengono, mentre tutto il resto sembra andare a rotoli”. Ecco perché le prime due uscite saranno “10 grandi donne dietro 10 grandi uomini” di Isabella Marchiolo (da Michelle Obama a Mina Welby…) e “10 gay che salvano l’Italia oggi” di Daniela Gambino (da Nichi Vendola a Tiziano Ferro”). “Non sono raccolte di biografie - precisa l’editor – ma ritratti incentrati su singoli episodi delle vite dei protagonisti. Del resto cosa, ci aspettiamo che faccia la letteratura, se non farci vivere altre vite?”. Prefazioni d’autore (dell’attrice Alessandra Casella e del romanziere Matteo B. Bianchi, per cominciare) e copertine a cura di artisti italiani.
Gabriele Dadati ha chiari gli obiettivi della nuova collana: “Da sempre, in Laurana, c’è la voglia di mettere a disposizione dei lettori narrazioni utili a vedere il mondo che ci sta attorno. Di fatto, nei libri di ‘Dieci!’ c’è uno schema imposto dalla collana, ma questo schema viene riempito con molta libertà (e talento) dagli autori. Ecco allora nascere ritratti vividi, narrativi e non saggistici, che portano il lettore a fianco dei personaggi narrati”.
Quanto alle prossime uscite della collana “Rimmel”, Dadati sottolinea: “Ci saranno ancora due titoli, quest’anno, ed entrambi arriveranno dopo l’estate. Uno dei due, è un esordio notevolissimo”.
Se si cercano su internet le parole “giornaliste italiane” appaiono una sequela di titoli come Le dieci giornaliste più belle (la bruna Ilaria D’Amico in testa), Giornaliste tv sogno proibito degli italiani (fonte: Movieplayer) e ancora Giornaliste più sexy delle pornostar, così come sostiene il quotidiano La Stampa in un articolo (frutto di un sondaggio) datato 16 luglio 2007. In ultimo, il numero di ottobre 2010 del mensile Maxim dedica un servizio fotografico al tema Giornaliste a bordo campo: la classifica delle 20 più belle.
Ma proseguendo nell’indagine sul web e sostituendo semplicemente la frase precedente con “grandi giornalisti”, dal motore di ricerca vengono fuori titoli e nomi che potremmo dire più ortodossi, su tutti Enzo Biagi.
Raffaella Cosentino, Anna Maria Crispino, Laura Larcan, Anna Longo, Claudia Lovisetto, Sandra Rizza, Marina Terragni, Daniela Ubaldi, donne con storie diverse, età diverse, incarichi diversi, che hanno in comune la professione: sono giornaliste.
Da una parte il giornalismo, dall’altra la vita di tutti i giorni, ma come coniugano professione e impegni familiari le firme italiane? In epoca di Rubygate ed escort le giornaliste sono chiamate a scrivere e parlare del corpo delle donne mentre in Italia si torna a parlare di questione femminile e si scende di nuovo in piazza per ribadire diritti che si davano per scontati.
Il Saggio Pop Media: la versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia, risponde a queste e altre domande.
In uscita il 27 aprile 2011
Titolo: Media: La versione delle donne – Indagine sul giornalismo al femminile in Italia
Autrice: Daniela Gambino
Editore: Effequ
Collana: Saggi pop
Euro: 7.50
La spesa a pizzo zero. Consumo critico e agricoltura libera:
le nuove frontiere della lotta alla mafia
Con un’intervista a don Luigi Ciotti
In allegato il DVD del documentario “Storie di resistenza quotidiana”
La legalità quotidiana è nella borsa della spesa. Ecco come il consumo critico può sconfiggere la mafia
Per combattere la mafia i cittadini hanno nelle proprie mani uno strumento inedito: il consumo critico. Ovvero le scelte di acquisto che -dalle arance agli arancini- privilegiano i produttori e i commercianti pizzo free, attenti al rispetto dell’ambiente, dei lavoratori, della legalità.
Questo libro raccoglie e restituisce -con il valore aggiunto della riflessione- l’esperienza dei ragazzi di Addio Pizzo, che a Palermo per primi hanno dichiarato che “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, racconta la nascita delle cooperative di Libera Terra, lo sviluppo di una nuova agricoltura legata al biologico, ai Gruppi d’acquisto solidali e alle relazioni Sud-Nord, le produzioni virtuose nate grazie alla confisca dei beni appartenuti ai mafiosi.
Con un testo di Umberto Santino, storico della lotta alla mafia e un’intervista a don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.
Insieme al libro, il documentario di Paolo Maselli e Daniela Gambino Storie di resistenza quotidiana che riprende i volti e le parole di chi affronta ogni giorno la violenza mafiosa. E la sconfigge.
Francesca Forno è ricercatrice di sociologia presso l’Università degli Studi di Bergamo dove insegna sociologia generale e sociologia dei consumi. È autrice di numerosi saggi sulle nuove forme di partecipazione e sul consumo critico e condirettrice della rivista “Partecipazione e Conflitto”.
Libro + DVD 16.00 euro
Al di sopra delle parti. Fuori dagli schemi. Indipendente. Perché la testimonianza della documentaristica italiana è, più che mai, fondamentale in questo periodo storico. Un lavoro serio, duro. Che merita rispetto e riconoscibilità.
Gli autori s’incontrano a Roccasecca (FR) il 10, 11, 12 settembre. Vi aspettiamo. Per il programma e altri particolari cliccate qui sotto.


